Il non declino dell'impero americano

Pubblicato da il 12 dicembre 2010 19:49

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Da più di vent’anni ci raccontano che il predominio degli USA è al capolinea.

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Libri come “gli ultimi giorni dell’impero americano” sono diventati best sellers e i commentatori fanno a gara per individuare il più piccolo indicatore che mostri l’inesorabile declino degli Stati Uniti. Ma siamo sicuri che gli USA verranno raggiunti e superati? Siamo sicuri che il loro ruolo di guida passerà in mani cinesi, indiane o europee? E se invece a Washington dormissero sonni tranquilli? Un indicatore in particolare vuole gli states saldamente al timone.

C’è una teoria che sta affascinando e convincendo fior di economisti. In termini di risorse, anche e sopratutto umane, la polarità attrattiva di cui godono gli USA basterebbe a dimostrare l’attualità del proprio predominio. Se infatti sono numerosi i dati che vogliono una multicentralità dei poteri economici per il prossimo secolo, non si può trascurare l’unicità nordamericana nei campi che più garantiscono stabilità e crescita: l’istruzione, la ricerca, l’eccellenza, in pratica l’innovazione. L’innovazione, l’ossigeno di qualunque economia, sia essa florida o in profonda crisi. L’istruzione universitaria statunitense presenta falle e limiti impensabili altrove. In compenso sul fronte dell’eccellenza non ha rivali, se non piccoli casi circoscritti di alcuni centri specializzati.

Il sistema universitario nordamericano, con la sua iniquità e selettività, crea molteplici disuguaglianze ed eccellenze uniche. Qualunque studente asiatico, africano, europeo o sudamericano ambisce ad entrare nelle ricche università USA. Studenti saggi, a leggere i dati. La sola Harvard vanta un bilancio uguale a quello dell’intera istruzione universitaria britannica, 25 miliardi di dollari. Seppure una laurea nelle università di eccellenza arriva a costare 200mila dollari, le statistiche indicano quanto si ripaghi da sola, in pochi anni. Gli studenti difficilmente lasciano poi gli USA (anche se la frequenza è in crescita), mentre i professori migliori del pianeta continuano a prediligere gli alti mezzi e stipendi americani.
Gli Stati Uniti infine investono circa il doppio della media OCSE nel diritto allo studio, elargendo miliardi in borse di studio che permettono ai più meritevoli di pagarsi le salate rette.

Il sistema quindi funziona anche per i più studiosi, intelligenti e meritevoli; a parte questi è appannaggio esclusivo di chi è ricco. Insomma il sistema non funziona. L’economia USA si garantisce pero’ con questo sistema un’esclusività difficile da perdere.
Per gli Stati Uniti l’università è solamente il primo e più importante imput in una catena virtuosa che la porta ad essere il più importante paese al mondo. Le nuove classi dirigenti indiane e cinesi si formano sull’east coast, un vantaggio per gli ospiti con cui dovranno competere. Il trend di crescita del numero degli studenti stranieri negli USA è costante, e non accenna a rallentare. Forse non sarà ragione sufficente per affermare la buona salute dell’impero americano, ma è abbastanza per sostenere che il primato, a Washington, lo terranno ancora per decenni.

Daniele De Chiara

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